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Pillole di storia

Giulio Rinaldi, il medio-massimo di Anzio, batte Mazzola ed è candidato al titolo italiano 7 ottobre 1959

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Villa di Nerone

La storia dell'attuale Città di Anzio, un tempo conosciuta come Antium, risale agli inizi del primo millennio a.C., periodo in cui fu fondata dal popolo dei Latini. La sua posizione favorevole fece si che Antium ebbe uno straordinario sviluppo soprattutto grazie al porto che divenne la fonte della sua potenza. In poco tempo, dunque, la città si trasformò in un fiorente centro commerciale e punto di partenza di scorrerie piratesche in tutto il Mediterraneo.
Durante l'occupazione dei Volsci, all'inizio del V sec. a.C., divenne fiera avversaria di Roma ed iniziò un lungo periodo di belligeranza che, però, si concluse nel 338 a.C. con la sottomissione di Antium la quale divenne, da qual momento, colonia romana. In tarda età repubblicana la città conobbe un periodo di splendore poiché divenne luogo di villeggiatura dei patrizi romani: templi e palazzi abbellirono la città mentre lungo la costa si edificarono le ville dei più illustri personaggi del tempo.
La villa più importante è, senza ombra di dubbio, quella dell'imperatore Nerone il quale, essendo originario del luogo, desiderò una residenza grandiosa i cui resti, visibili ancora oggi, si estendono per centinaia di metri a strapiombo sul mare e fanno parte di un bel Parco Archeologico. Anticamente, all'apice del suo sviluppo, la villa era di proporzioni enormi e si estendeva verso l'entroterra e, sulla costa, anche oltre la spiaggia, inoltrandosi nelle stesse acque del mare con interessanti e suggestive soluzioni architettoniche.
Diversi furono i ritrovamenti di sculture all'interno della villa, ma il più prezioso, oggi conservato al Museo Nazionale Romano, è la bellissima scultura della Fanciulla di Anzio; venuta alla luce nel 1878 dopo il crollo di un muro della villa causato da una violenta mareggiata.
La villa si trova sul tratto di costa che va dalla punta di Capo d'Anzio, per più di 800 m., verso ponente fino al Capo dell'Arco Muto.

Fonte: www.visitlazio.com

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